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Tommy Rinaldi e Mandu al Liceo Serpieri

cover-okIl centro dei Crabs Tommaso Rinaldi e il responsabile e allenatore degli Special Crabs Massimiliano Manduchi saranno domani mattina – mercoledì 8 aprile – tra i relatori che parleranno di sport e integrazione, nell’ambito della presentazione del fumetto “I Disabili Quattro Il mistero della sessantotto”. Appuntamento presso l’aula magna del Liceo A. Serpieri – via Sacramora 52 – dalle 10.30 alle 12.30. Coinvolti studenti, associazioni, istituzioni e alcuni testimonial del mondo dello sport.

“Vivere la disabilità nella maniera più normale possibile, con la consapevolezza che le persone diversamente abili hanno moltissimo da dare alle loro comunità, e che andare avanti insieme è utile non solo a loro, ma a tutti”: è questo il senso dell’iniziativa nelle parole del vicepresidente della Provincia Taormina.

Realizzato dall’Assessorato Formazione, Scuola, Lavoro e Università,  in collaborazione con la Fondazione Enaip S. Zavatta di Rimini, il fumetto si inserisce nell’ambito di un’attività di sensibilizzazione mirata sulla “Legge 68/99” che prevede la tutela dell’inserimento al lavoro di persone diversamente abili. Affronta, sempre in maniera “leggera” e comprensibile, gli aspetti normativi della situazione. Vale a dire la legge 68 sulla disabilità, il suo grado d’applicazione, e la sua “sfruttabilità” da parte delle persone disabili, che sul territorio della provincia di Rimini sono complessivamente 3.500.
Il fumetto sarà distribuito nelle scuole e nei luoghi d’aggregazione dei giovani.

CONDIVISIONE DI UNA NUOVA MENTALITA’ ITALIANA

Ad una settimana dall’inizio di una nuova stagione sportiva per gli Special Crabs, delusi dal “bidone” di Superbasket che ha completamente snobbato – dopo promesse non richieste… – l’allenamento di Bormio con la ragazze della Nazionale, abbiamo comunque più di un motivo per sentirci soddisfatti: l’8 novembre prossimo parteciperò in veste di relatore ad un importante convegno ad Ascoli Piceno, per raccontare la nostra esperienza; un importante sito di basket – www.tripladoppia.com – ha pubblicato il video di Bormio, che in questi mesi è stato cliccato più di 900 volte; dulcis in fundo, l’allenatore della Nazionale Gianpiero Ticchi, nell’editoriale di Extra Time, ha descritto l’esperienza di Bormio come fondamentale nel percorso di ricostruzione di un’ “identità azzurra”.

Questo l’estratto che ci riguarda: “Ci sono valori da restituire, e riguardano la convinzione, la sicurezza in sé, l’impegno, la voglia di sacrificarsi per un obiettivo comune: le ragazze che giocano in Nazionale devono trovare e continuamente ritrovare fede nei propri mezzi, voglia di vincere, di superarsi, una profonda fiducia in se stesse. E coraggio nel porsi anche in contraddizione, nel costruire, nel superare le fragilità personali, e non temere di mostrare la propria personalità. Devono poter serenamente condividere le proprie esperienze, così come i loro allenatori. È tempo di costruire passo dopo passo una mentalità italiana, riconoscibile quanto quella delle avversarie europee, per rinascere e costruire nuovi percorsi, privi di vizi, niente capricci, con la volontà ferrea di far leva sul senso di responsabilità di ciascuno. Per queste ragioni ho voluto nel team anche un “responsabile delle emozioni”, una psicologa che, in modo non invasivo, si mettesse a disposizione del gruppo, ed è presto diventata uno spontaneo punto di riferimento per le ragazze. E per le stesse ragioni abbiamo condiviso insieme l’incredibile esperienza dell’allenamento con i diversamente abili, esperienze da cui è molto più ciò che trai, di ciò che dai. Fortificano, illuminano, e ci spingono a conoscere meglio noi stessi“.

Grazie Gianpiero, ancora una volta.

rock in ritardo

Anche se svincolato da ogni contenuto cestistico e piuttosto datato oltreoceano (agosto 2005), ho deciso di pubblicare l’articolo che segue, apparso sull’ultimo numero di Intenazionale, che ho trovato così pieno di delicatezza e profonda competenza.
L’autrice si chiama Katy St. Clair: scrive per il San Francisco Weekly, settimanale californiano edito on line.
Penso che manderò una mail a Katy, per ringraziarla e perché… non si sa mai!
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Huey Lewis è un cantante pop americano. Negli anni ottanta era una megastar. Oggi i suoi fan più scatenati sono i disabili mentali.

“Cavolo, non vedo proprio l’ora divedere Huey!”, escla­ma il mio cliente Sean men­tre si mette in ordine i ca­pelli. Lavoro con Sean in un centro diurno per disabili mentali. Sean ha un ritardo mentale e soffre anche di gravi disturbi ossessivo-compulsivi. Si lava continuamente le mani e ha il terrore dei germi. Sulla testa ha tre capelli di numero, che spazzola ossessivamente tra una visita e l’altra al­la sua scuola di estetica. Ci va a farsi fare un taglio gratis quando gli vengono i ca­pelli “arruffatini”. Parte della sua disabi­lità si esprime nel bisogno di avere tre di tutto: tre bottigliette d’acqua, tre cap-pellini, tre tagliaunghie, tre capelli. Ecco spiegato perché ha una montagna di cd e cassette di Huey Lewis: tre copie di ognuno.

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